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Il gioco della censura
post pubblicato in diario, il 23 marzo 2009


L'Avv. Fabio Repici ancora una volta censurato dalla Gazzetta del Sud


Riporto un articolo tratto da illume.it: :

Al Presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti; Al Presidente del Consiglio regionale dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia

Oggetto: censure e condotte indebite del quotidiano Gazzetta del Sud

Sulla Gazzetta del Sud di ieri, 21 marzo 2009, veniva pubblicato alla pag. 32 un articolo dal titolo "Intervento della Camera penale e dei sostituti della Procura generale", riportante attacchi espliciti e diretti alla mia persona. Avutane notizia, tempestivamente inviavo a quel quotidiano a mezzo fax, alle ore 17,05 della stessa giornata, espressa richiesta di replica. Il mio comunicato veniva però censurato, cosicché i cittadini messinesi oggi non ne hanno trovata traccia sul quotidiano cittadino.

Il comportamento censorio della Gazzetta del Sud e del suo direttore, sig. Nino Calarco, trova origine in fatti pregressi. Giova osservare, ai fini della comprensione dell'intera vicenda, che l'articolo pubblicato ieri riportava attacchi contro la mia persona (sia per la mia veste professionale di avvocato che per quella di cittadino) e una pubblica difesa del Procuratore generale presso la Corte di appello di Messina, dr. Antonio Franco Cassata. Sul medesimo argomento, già in ottobre avevo potuto sperimentare la censura riservatami dalla Gazzetta del Sud, dal suo direttore e, in quell'occasione, anche dal suo cronista Nuccio Anselmo. Era, infatti, successo che, a seguito del suicidio del prof. Adolfo Parmaliana (2 ottobre 2008) e della messa in onda su Rai3 di una puntata del programma Blunotte (5 ottobre 2008) dedicata alla provincia di Messina e a tre omicidi eccellenti che ne hanno lastricato di sangue la storia (l'omicidio di Graziella Campagna, l'omicidio di Beppe Alfano, l'omicidio di Matteo Bottari; quanto ai primi due casi io sono stato il difensore dei familiari delle vittime, costituitisi parte civile), io ero stato attaccato da un manifesto della giunta distrettuale di Messina dell'Associazione nazionale magistrati, divulgato nella mattina del 9 ottobre 2008. Appena ne ebbi conosciuto il contenuto, provvidi a diramare un comunicato di risposta. La Gazzetta del Sud, correttamente, con articolo a firma di Nuccio Anselmo, il 10 ottobre 2008 riportava sia il comunicato dell'Anm sia il mio. Quello stesso 10 ottobre, però, l'Anm provvedeva nel pomeriggio a diramare una nuova nota contro di me, dando comunicazione della decisione di proporre querela contro la mia persona. Come fatto il giorno prima, provvedevo a diramare un comunicato di replica. Sennonché, nell'edizione dell'11 ottobre 2008 la Gazzetta del Sud provvedeva a pubblicare solo il comunicato dell'Anm (riguardante espressamente la mia persona, fin dalla titolazione) e ometteva di dare conto della mia replica, censurandomi.
Quello stesso 11 ottobre, allora, inviavo a mezzo fax all'attenzione del Direttore della Gazzetta del Sud espressa richiesta di replica, ai sensi dell'art. 8 l. 47/48. Venivo nel pomeriggio contattato dal giornalista Nuccio Anselmo, il quale mi chiedeva di chiamare il suo Direttore, perché questi era in ambasce per la mia nota. Telefonavo al sig. Calarco e questi mi diceva espressamente che avrebbe potuto pubblicare tutto il mio comunicato, ad eccezione di una frase riguardante il dr. Cassata, perché - così espressamente mi riferiva - contro il dr. Cassata il suo giornale non poteva scrivere niente. Gli segnalai, allora, che era spiacevole dovergli ricordare l'inopportunità del suo comportamento, alla luce del fatto che, deponendo a Catania in un noto processo di mafia, il dr. Cassata aveva raccontato di un particolare rapporto fiduciario che lo legava al sig. Calarco, tanto che in passato il dr. Cassata aveva consegnato nelle mani di Calarco, come depositario a futura memoria, un suo riservatissimo memoriale. Calarco, però, mi ribatteva che, qualunque cosa io potessi pensare, egli sul dr. Cassata non avrebbe potuto scrivere. A questo punto si interrompeva la nostra conversazione. È perfino superfluo segnalare che il mio comunicato venne censurato dalla Gazzetta del Sud, che non ne diede notizia, nemmeno in minima parte, sul numero del 12 ottobre 2008.
Devo rappresentare ora ciò che è accaduto nei giorni 9 e 10 marzo 2009. Il 9 marzo 2009, nel corso di un'udienza del maxiprocesso Mare Nostrum innanzi alla Corte d'assise d'appello di Messina, i due difensori del boss Giuseppe Gullotti (da undici anni ristretto al 41-bis o.p. quale responsabile dell'omicidio del giornalista Beppe Alfano), con iniziativa processuale straordinariamente fuori dal rito, davano lettura di un brano di una lettera anonima (da essi attribuita al magistrato Olindo Canali), nella sola parte in cui venivano fatti riferimenti velenosissimi alla mia persona. Concludevano chiedendo l'acquisizione del documento. Preciso che quel documento (la lettera attribuita al dr. Canali) è composto di tre pagine e contiene riferimenti anche ai due avvocati che ne avevano letto solo lo stralcio riguardante la mia persona (l'avv. Franco Bertolone e l'avv. Luigi Autru Ryolo, quest'ultimo da lungo tempo opinionista della Gazzetta del Sud) ed a molti magistrati, fra i quali naturalmente anche il dr. Antonio Franco Cassata. Preciso che nessun giornalista è stato presente a quell'udienza. Bene, nel numero del 10 marzo 2009 la Gazzetta del Sud, a firma di Nuccio Anselmo, faceva, a suo modo, la cronaca dell'udienza e pubblicava anche la lettera anonima presuntivamente redatta dal dr. Canali. Di quest'ultimo documento, però, pubblicava solo le frasi riguardanti soltanto la mia persona, con la precisazione che quella era la parte del documento letta in udienza. Solo che in quel momento non erano ancora disponibili le trascrizioni dell'udienza, il documento era stato prodotto nella sua interezza (tre pagine) e - ripeto - nessun giornalista aveva assistito all'udienza: cosicché si deve presumere che la Gazzetta del Sud aveva pubblicato ciò che era stato ritenuto utile dalla difesa del boss Gullotti.
Chiunque può comprendere che immediatamente ho redatto una nota, inviata all'attenzione della Corte d'assise d'appello di Messina, del Procuratore della Repubblica di Messina e del Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, che provvedevo a inviare anche al Direttore della Gazzetta del Sud in forma di replica a quanto pubblicato dal quotidiano. Nel numero dell'11 marzo 2009 veniva in effetti pubblicata la mia nota, seppure venendone espunta una frase riguardante la Gazzetta del Sud e venendo coperto da omissis, inspiegabilmente, il nome del dr. Canali.
Questi sono gli antefatti rispetto ai comunicati della Camera penale di Messina e dei sostituti Procuratori generali di Messina (cioè i sostituti del dr. Cassata, uno dei quali opinionista del medesimo quotidiano) pubblicati ieri dalla Gazzetta del Sud. E per l'ennesima volta ecco che quel quotidiano ed il suo Direttore appongono la censura secondo l'interesse del dr. Cassata, confermando l'evoluzione genetica subita da quella testata, da ufficio stampa del "Verminaio" a ufficio stampa del "Rito peloritano".
Concludevo il mio resoconto sulla censura subita a ottobre chiedendo: fra giustizia malata e informazione asservita, cosa rimane della democrazia? Spetta al Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti ed al Consiglio regionale dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia, per quanto di loro competenza in ordine ai poteri/doveri di vigilanza e controllo sulla correttezza degli organi d'informazione, dare oggi una risposta.
Qui di seguito riporto la richiesta di replica ieri inviata al Direttore della Gazzetta del Sud.

Con osservanza.
Monza, 22 marzo 2009
Fabio Repici


Al Direttore della Gazzetta del Sud

Ai sensi dell'art. 8 legge 47/48 vi invito espressamente alla pubblicazione della seguente dichiarazione, in replica al contenuto dell'articolo pubblicato oggi a pag. 32 dal titolo "Intervento della Camera penale e dei sostituti della Procura generale", riportante attacchi espliciti e diretti alla mia persona:
"Non ci sono davvero limiti alle meraviglie del rito peloritano. Quel che fuori dallo stretto è impensabile a Messina è pratica quotidiana. Altro che separazione delle carriere fra requirenti e giudicanti: qui, quando serve al Procuratore generale, non esiste separazione nemmeno fra magistrati (nella specie, i sostituti di quel Procuratore generale) e avvocati (nella specie, la locale Camera penale), che parlano in simbiosi e quasi mossi dallo stesso ventriloquo.
Mi si accusa, con significativo identico ritardo, di aver utilizzato "espressioni offensive" all'indirizzo del Procuratore generale "Antonio Franco Cassata", con atteggiamento "lesivo della sua immagine pubblica".
A scanso di equivoci, lo ribadisco: sono convinto che la nomina del dr. Cassata al vertice della magistratura requirente del distretto sia stata lesiva dell'immagine della magistratura messinese tutta. E ritengo che chiunque abbia letto ciò che su quel magistrato (e su altri) è stato scritto nella ormai famosa informativa "Tsunami" non possa che condividere il mio parere. Naturalmente, i membri del direttivo della Camera penale ed i sostituti del dr. Cassata mai avranno il coraggio di confrontarsi con me sul contenuto di quell'informativa di reato. Nel caso cambiassero idea sono a loro disposizione.
Fino a quel momento rimarrò a disposizione dell'Autorità giudiziaria, in coerenza con l'inclinazione professionale e lo spirito civile che mi hanno sempre mosso nel contribuire all'accertamento della verità e all'affermazione della giustizia. In troppi dimenticano, soprattutto a Messina, ma gli avvocati sono prima di ogni altra cosa operatori di giustizia".

Monza, 21 marzo 2009
Fabio Repici


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