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Barcellona e L'Antimafia
post pubblicato in diario, il 31 marzo 2010
tratto dal sito ufficiale di Sonia Alfano

Ricevo dall'Avv. Fabio Repici, e pubblico con piacere. Ovviamente condivido profondamente la sua posizione e tutte le riflessioni espresse in questa nota:

Da oltre un decennio, il mio impegno professionale e civico è spesso dedicato all’analisi ed alla denuncia del degrado mafioso del circondario di Barcellona Pozzo di Gotto. Cominciai ad occuparmene allorché iniziai ad assistere Piero Campagna e gli altri familiari di Graziella, nel processo a carico di Gerlando Alberti junior e Giovanni Sutera, definitosi con la condanna degli imputati solo un anno fa. Approfondii l’impegno, fisiologicamente, assumendo la difesa di Sonia Alfano, dei suoi fratelli e di sua mamma nel processo per l’assassinio del più coraggioso giornalista mai capitato in provincia di Messina. Da cosa nasce cosa, in materia di mafia, come ci insegna Alfio Caruso, ma anche in materia di antimafia. È la vita ad essere così: ed ecco, allora, che dopo la famiglia Campagna e la famiglia Alfano, spesi e continuo a spendere le mie energie per i familiari di Attilio Manca, così come feci per il padre di Roberto Amato e come feci in altre vicende giudiziarie. Nel denunciare il sistema mafioso barcellonese e le sue impressionanti protezioni istituzionali non incontrai troppi volenterosi: qualcuno esterno al territorio barcellonese, primo fra tutti il sen. Giuseppe Lumia; pochissimi, fatta eccezione per i familiari delle vittime, nell’area barcellonese, primo fra tutti Adolfo Parmaliana. Anni di impegno ma anche di solitudine: a questo pensavo la settimana scorsa assistendo, proprio a Barcellona Pozzo di Gotto, proprio insieme ai familiari di Graziella Campagna, di Beppe Alfano, di Attilio Manca e di Adolfo Parmaliana, alla rappresentazione teatrale di (P)resa di coscienza, una sorta di autobiografia collettiva di un territorio che finalmente urla la ribellione al Tiranno. Vedere per la prima volta il consenso sociale e direi quasi l’affetto per i familiari delle vittime a Barcellona Pozzo di Gotto, con la presenza perfino del nuovo Procuratore della Repubblica e dei suoi due pregevoli sostituti, mi aveva fatto sentire più lieve il peso di un decennio di solitudine.

Sono passati pochi giorni e le vicende di Barcellona Pozzo di Gotto mi si sono presentate di nuovo con sfumature non troppo gradevoli, che forse è bene non confinare alla dimensione della mia vita privata. Il prossimo 19 aprile comparirò davanti al Gip presso il Tribunale di Barcellona P.G. come indagato per diffamazione. A querelarmi era stato niente meno che un frate, tale Salvatore Massimo Ferro – figlio, nipote e fratello di mafiosi legati a Bernardo Provenzano – il quale, assistito dall’avv. Fausto Maria Amato, si è sentito leso da mie dichiarazioni sul fatto che alcuni anni fa, a causa sua, il convento dei Frati Minori di Barcellona P.G. fosse stato oggetto delle attenzioni investigative dei carabinieri del R.o.s.. La Procura di Barcellona P.G., accertato che effettivamente il R.o.s. aveva svolto indagini su quel convento e che il frate Ferro è figlio, nipote e fratello di mafiosi provenzaniani, aveva richiesto l’archiviazione. Sennonché Salvatore Massimo Ferro, sempre assistito dall’avv. Fausto Maria Amato, si è opposto alla richiesta di archiviazione. E quindi il prossimo 19 aprile innanzi al Gip di Barcellona io (che della presenza nel barcellonese di Provenzano mi sono occupato soprattutto nell’interesse dei familiari di Attilio Manca) comparirò in veste di indagato e frate Ferro (il parente stretto, strettissimo, di tutti quei mafiosi provenzaniani) comparirà in veste di persona offesa dal reato. Pazienza, supererò anche questa. Anzi, me l’appunterò moralmente al petto come una medaglia al valore.

Alcuni giorni fa, poi, ho scoperto che in realtà a Barcellona Pozzo di Gotto sono un pluriindagato. Ho infatti appreso di una querela, sempre per diffamazione, sporta contro di me da un imprenditore di Terme Vigliatore, tale Sebastiano Buglisi, per alcune affermazioni che ho fatto il 2 ottobre scorso, in risposta ad alcuni disturbatori della manifestazione in ricordo di Adolfo Parmaliana nel primo anniversario della sua morte. Evito di farne un’interpretazione soggettiva e trascrivo invece alla lettera la contestazione del reato di diffamazione riportata nel documento notificatomi: “perché nel corso di un intervento pubblico, successivamente pubblicato sul sito internet www.illume.it offendeva la reputazione di Buglisi Sebastiano, proferendo le seguenti frasi: ‘Quando ero bambino mi fu insegnato un detto, che tradotto in italiano più o meno fa <quando piove alle lumache spuntano le corna>, oggi è giornata di pioggia e a molte lumache sono spuntate le corna’; ‘Io ho buona memoria e sicuramente ho memoria migliore di certi imprenditori che sono pronti a denunciare gli estortori di Tortorici, ma non fanno la stessa cosa quando gli estortori si chiamano Lo Piccolo’. Fatto aggravato perché consistito nell’attribuzione di un fatto determinato e mediante mezzo di pubblicità”. Pazienza, ho pensato, supererò anche questa ed anche in questo caso mi è venuta voglia di appuntarmi moralmente al petto una medaglia.

Sennonché, dal sito ufficiale del Ministero dell’Interno ho appreso che il prossimo 12 aprile 2010 Barcellona Pozzo di Gotto ospiterà un’importante manifestazione alla quale parteciperà niente di meno che un sottosegretario del governo più antimafioso degli ultimi 150 anni (e forse più), l’on. Alfredo Mantovano, per la (riprendo testualmente dal sito ministeriale) “presentazione della locale associazione antiracket”. Magari ci sarà il mio querelante, l’imprenditore Buglisi. E magari ci sarà un altro imprenditore dell’antiracket barcellonese (o forse sarebbe meglio dire “alla barcellonese”), Maurizio Marchetta, tanto più che egli ormai è libero dagli impegni che lo affliggevano anni fa come vicepresidente del consiglio comunale di Barcellona P.G. (quello che il ministro Amato graziò dallo scioglimento per mafia) e come quotidiano frequentatore (perfino in crociera insieme ai propri pargoli) del capomafia barcellonese Salvatore Di Salvo.

Ecco, ho pensato, che il gattopardo barcellonese tenta di inghiottire il risveglio sociale fin dai suoi primi vagiti in culla.

Fabio Repici




permalink | inviato da Valeria Bonanno il 31/3/2010 alle 12:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Chiedi scusa, Papi!
post pubblicato in diario, il 17 febbraio 2010

Berlusconi torna a far vergognare gli italiani civili con una "sparata" degna solo di lui.
Durante la conferenza stampa congiunta con il Primo Ministro Sali Berisha, tenutasi a Roma il 12 febbraio, ha dato sfoggio di una delle sue più grandi peculiarità: un maschilismo becero e di pessimo gusto.

L'ultima delle sue ormai famose uscite offende non solo le "belle ragazze albanesi" (spesso vittime della cosiddetta "tratta"), ma TUTTE le donne.
La cosa peggiore è che il Premier, consapevolmente, offende anche tutte quelle famiglie albanesi colpite dal dramma di una figlia rapita, violata e segregata, talvolta perduta per sempre.

Ricordo ancora il suo vergognoso gesto mimico nei confronti di una giornalista russa, all'indomani della morte di Anna Politkovskaja; ricordo le parole di scherno utilizzate nei confronti di una ragazza vittima del precariato e tante altre... per elencarle ci vorrebbe veramente troppo tempo!

Adesso siamo veramente troppo stanchi di questa sua disgustosa ironia. Non è simpatico, non fa ridere, provoca solo sdegno, fastidio e vergogna!

E' per questo che invito tutti a sottoscrivere il mio appello: "Chiedi scusa, PAPI!".

A tutte le donne, a noi firmatari, al nostro Paese: CHIEDI SCUSA!

So che non chiederà scusa, sono consapevole del fatto che questi suoi atteggiamenti sono voluti e che ritiene di rendersi simpatico, ma ugualmente devo reagire alla provocazione!

Qui il testo della lettera aperta inviata a Repubblica con cui la scrittrice e giornalista albanese, Elvira Dones, replica alla battuta di Berlusconi. Inutile dirvi che la condivido totalmente, lettera per lettera, sottoscrivendo anche le virgole.


Sonia Alfano

 

FIRMATE LA PETIZIONE!!!
Diffondete i banner!

 

Aiutaci a diffondere la petizione!
Ecco il link diretto: http://www.petitiononline.com/no_papi/

Invia a tutti gli amici il link via mail:
Firma anche tu!

Utilizza i banner nel tuo sito:

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permalink | inviato da Valeria Bonanno il 17/2/2010 alle 15:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
17° Anniversario - Commemorazione Beppe Alfano
post pubblicato in diario, il 6 gennaio 2010
Quando: 
Venerdì, 8 Gennaio, 2010 - 15:30
Dove: 
Barcellona Pozzo di Gotto





Commemorazione di Beppe Alfano, il cronista che, conscio del sistema criminoso messinese, denunciò gravi anomalie subendo per questo gravi minacce finchè non venne ucciso dalla mafia l' 8 gennaio del 1993 a Barcellona Pozzo di Gotto.
Il programma della commemorazione, per il 17° anniversario dall'uccisione di Beppe Alfano, prevede il raduno alle ore 15.30 in Via Marconi dove si trova la targa commemorativa. Succesivamente i partecipanti marceranno da via Marconi verso i locali della vecchia stazione ferroviaria, in via Medaglia d'oro Stefano Cattafi,dove si svolgerà un incontro pubblico al quale parteciperanno, con Sonia, l'Avv. Fabio Repici, Antonio Di Pietro, Salvatore Borsellino, Gioacchino Genchi e Beppe Lumia.



permalink | inviato da Valeria Bonanno il 6/1/2010 alle 4:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
L'alba di una nuova resistenza
post pubblicato in diario, il 7 dicembre 2009

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Lettera aperta di Fabio Repici
post pubblicato in diario, il 7 dicembre 2009
28/11/2009

Cari amici e care amiche,

oggi la corte d'assise d'appello di Messina ha emesso la sentenza di secondo grado nel maxiprocesso denominato Mare nostrum, riguardante le associazioni mafiose operanti sulla costa tirrenica della provincia di Messina, decine di omicidi e tanti altri delitti verificatisi in quel territorio negli anni Ottanta e Novanta. Qualcuno di voi avrà già saputo delle numerose assoluzioni piovute, spesso in riforma di condanne pronunciate in primo grado. La sentenza di oggi, però, è solo l'ultimo atto di un grado di giudizio che aveva fatto registrare accadimenti inediti nella storia giudiziaria italiana. Ve ne accenno sommariamente alcuni.

Il clima del processo ebbe un mutamento allorché la corte, adeguandosi ad una nuova perizia (dopo ben nove di segno contrario espletate da esperti di ogni parte d'Italia) che, con argomentazioni a dir poco stravaganti, aveva fornito parere favorevole sulla capacità di rendere esame del collaboratore di giustizia barcellonese Maurizio Bonaceto (che nel 1997, tornato a Barcellona Pozzo di Gotto presso i suoi familiari dopo aver interrotto la propria collaborazione processuale, aveva tentato il suicidio lanciandosi dal terrazzo della propria abitazione, rimanendo gravemente menomato nel fisico e nella mente), aveva deciso di estromettere dal fascicolo i verbali delle dichiarazioni rese a suo tempo da Bonaceto e di disporne l'esame.

Davanti alla corte comparve allora una larva d'uomo che, palesemente incapace di orientarsi, dietro consiglio del suo nuovo legale affermò con qualche difficoltà di non voler rispondere. A quel punto i pubblici ministeri chiesero alla corte di acquisire comunque i vecchi verbali di Bonaceto (ai sensi dell'art. 500 comma 4 c.p.p.), asserendo che il suo comportamento attuale era da ricondurre alle minacce rivolte a Bonaceto da esponenti della mafia barcellonese, secondo quanto si ricavava da un suo verbale d'interrogatorio del 24 maggio 1993. E' stato solo quando io, intervenendo in udienza, ho segnalato che tuttora, come nel 1993, il fratello di Bonaceto fa il ragioniere nella grande impresa di autodemolizioni controllata dal boss barcellonese Salvatore Ofria (seppure intestata alla madre Carmela Bellinvia) che i pubblici ministeri, come avevo sollecitato, produssero una relazione del R.o.s. che attestava quanto da me detto. A quel punto la corte acquisì i verbali delle dichiarazioni rese da Bonaceto, perché sussistenti gli elementi concreti circa le pressioni subite dal collaboratore di giustizia per evitare di deporre.

Tornate nel fascicolo della corte le dichiarazioni di Bonaceto, alcuni difensori (ed in particolare i difensori del boss Giuseppe Gullotti, mandante dell'omicidio del giornalista Beppe Alfano) si adoperarono con strumenti inconsueti per cercare di minarne la credibilità. Infatti, il 9 marzo 2009, uno dei due difensori di Gullotti, l'avvocato barcellonese Franco Bertolone (che non aveva preso parte al processo fino alla sentenza di primo grado, per essere stato raggiunto dalle accuse del collaboratore di giustizia Giuseppe Chiofalo, che lo aveva indicato come "consigliori" della famiglia mafiosa barcellonese grazie ai suoi stretti rapporti con un magistrato, il dr. Cassata; ma la quarantena non veniva più ritenuta evidentemente necessaria per il giudizio d'appello, non si sa se perché il grande amico dell'avv. Bertolone, il dr. Franco Cassata, era stato nelle more nominato Procuratore generale di Messina dall'ineffabile Csm) lesse un inconsulto documento anonimo (che avanzava dubbi sull'attendibilità di Bonaceto, ma si risolveva anche in un attacco personale, fra gli altri, soprattutto contro la mia persona e quella di Piero Campagna, fratello della povera Graziella, assassinata nel 1985 a diciassette anni) il cui autore veniva identificato da quel legale nel dr. Olindo Canali, sostituto procuratore della Repubblica a Barcellona Pozzo di Gotto, che nel processo di primo grado aveva svolto le funzioni di pubblico ministero.

Di questo documento veniva letta soltanto una parte, nella quale, in sintesi, si affermava che Bonaceto aveva probabilmente mentito sull'omicidio Alfano, che il boss Gullotti e il killer Antonino Merlino, pur definitivamente condannati, erano in realtà innocenti rispetto all'omicidio Alfano, che io avevo ben contezza della loro innocenza per avermela confidata Piero Campagna, che io però mai avrei riferito all'autorità giudiziaria ciò che sapevo, per non scagionare i due mafiosi condannati. Tutto questo veniva letto davanti a numerosi imputati ed innanzi allo stesso boss Gullotti, che ascoltava attentamente in videoconferenza dal 41 bis e che qualche udienza dopo intervenne per approvare al riguardo l'operato dei suoi difensori.

Il documento letto dall'avv. Bertolone conteneva tante altre affermazioni, che però non venivano lette. Fra di esse, quella secondo cui "Franco Bertolone è il Franco Cassata degli avvocati" barcellonesi, frase che, a ben vedere, poteva essere considerata perfino un riscontro alle vecchie accuse del pentito Chiofalo. Sulla scorta di quel documento i difensori di Gullotti, cui si associavano numerosi altri, chiedevano la citazione come testimone del dr. Canali, perché questi riferisse sui sospetti relativi alle dichiarazioni di Bonaceto sull'omicidio Alfano. Vale osservare che l'omicidio Alfano non compariva fra le imputazioni del processo Mare nostrum e che, tuttavia, i difensori di Gullotti sostenevano il loro interesse ad approfondire anche quell'argomento alla ricerca di elementi per proporre istanza di revisione della sentenza definitiva di condanna. La corte, però, si trovava costretta a rigettare l'istanza non per l'irrilevanza rispetto alle imputazioni, ma perché formalmente sconosciuto l'autore del documento, da qualificarsi quindi come anonimo.

A quel punto io, che ero stato oggetto di spiacevoli apprezzamenti da parte di alcuni difensori, oltre che del documento anonimo, senza che la corte battesse ciglio, rinunciavo al mandato difensivo rappresentando alla corte la mia ovvia disponibilità a testimoniare. Qualche giorno dopo il rigetto della corte sulla sua testimonianza era direttamente il dr. Canali ad inviare un fax alla Procura generale con il riconoscimento della riconducibilità a lui del documento letto dall'avv. Bertolone. Con questa nuova evenienza, la corte disponeva la testimonianza del dr. Canali, che pure era stato pubblico ministero in primo grado e che, quindi, si trovava nella situazione di incompatibilità con l'ufficio di testimone prevista dall'art. 197 lett. d) del codice di procedura penale. Il dr. Canali testimoniò in due successive udienze, facendo affermazioni plasticamente false. Per questo egli è oggi indagato dalla Procura di Reggio Calabria per falsa testimonianza e per favoreggiamento del boss Gullotti. Inutile, però, è tacere che ciò è avvenuto solo per effetto della mia denuncia, nel silenzio di tanti, pur consapevoli della falsità di certe affermazioni.

La Procura di Reggio Calabria nel frattempo aveva riaperto l'indagine derivante dall'informativa Tsunami, redatta nel 2005 dalla Compagnia dei carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto, che aveva documentato comportamenti illeciti del dr. Antonio Franco Cassata e le intime frequentazioni fra il dr. Canali ed il cognato del boss Gullotti. A far riemergere dai cassetti l'informativa Tsunami era stata la tragica morte di Adolfo Parmaliana. La sua ultima lettera, con le accuse al "clan" della "giustizia messinese/barcellonese", aveva indotto la Procura di Patti a trasmettere il fascicolo sul suicidio di Adolfo alla Procura di Reggio Calabria. In effetti, posso affermare che è stato il suicidio di Adolfo a terremotare la situazione giudiziaria messinese. Da quel triste giorno, 2 ottobre 2008, gran parte della magistratura messinese associata si è chiusa a riccio in difesa delle sorti del Procuratore generale Cassata e del dr. Canali. Molti ricorderanno come la settimana dopo il suicidio di Adolfo i muri del palazzo di giustizia di Messina vennero tappezzati con manifesti dell'Anm che mi additavano nominativamente come un nemico pubblico.

La situazione è oggi ancora in fibrillazione. Perché se il dr. Canali è stato costretto a lasciare il distretto giudiziario messinese e le funzioni di pubblico ministero, il dr. Cassata, seppure considerato, anche in atti ufficiali, il più alto referente istituzionale della famiglia mafiosa barcellonese, è ancora incredibilmente il Procuratore generale di Messina. Però, avendo di recente il dr. De Feis riferito alla Procura di Reggio Calabria la verità sulle intimidazioni subite ad opera del dr. Cassata nel 2005, come riportate nell'informativa Tsunami, il dr. Cassata ha ragione di temere che la Procura di Reggio Calabria possa determinarsi a procedere nei suoi confronti e che il Csm si senta costretto ad aprire un procedimento disciplinare o paradisciplinare nei suoi confronti.

In questa situazione di limbo e di attesa, la criminalità barcellonese sta raccogliendo incredibili fortune giudiziarie. E' solo di una decina di giorni fa la sentenza della corte di appello di Messina nel processo Mare nostrum-droga, che ha visto l'assoluzione generalizzata di tutti gli imputati. Come se a Barcellona Pozzo di Gotto non sia esistito traffico di droga e con la conseguenza che, fra gli assolti, c'è pure un amico di famiglia del dr. Cassata, naturalmente difeso dall'avv. Bertolone. Oggi, poi, c'è stata l'assoluzione di numerosi ed importanti mafiosi barcellonesi dall'imputazione di associazione mafiosa e dalle imputazioni relative ad alcuni omicidi. In particolar modo, risalta l'assoluzione del boss Gullotti, già beneficiato dalla falsa testimonianza del dr. Canali, per il duplice omicidio Iannello-Benvenga, per il quale in primo grado aveva ricevuto l'ergastolo. Il boss Gullotti può cominciare, quindi, da stasera a pensare ad un non troppo lontano ritorno in libertà, se si tiene conto del fatto che la condanna per l'omicidio Alfano, a causa dell'omessa contestazione dell'aggravante della premeditazione (omissione di cui è responsabile il dr. Canali), fu alla pena di trent'anni e non all'ergastolo.

In definitiva, in queste settimane molti mafiosi e narcotrafficanti barcellonesi tornano lindi in società con un marchio di onestà riconosciuto loro dagli organi giudiziari messinesi. Dopo sedici anni, si torna alla Barcellona in cui la mafia non esiste, come se l'uccisione di Beppe Alfano e la morte di Adolfo Parmaliana non siano servite a nulla. La famiglia mafiosa più potente della provincia di Messina e più impunita d'Italia può riprendere serenamente il comando del territorio, nella società criminale e naturalmente pure nella società legale. Del resto, ormai, la barcellonesizzazione di Messina, come ripeto da tempo, è cosa fatta: il Procuratore generale di Messina è il barcellonese Franco Cassata, il politico più in vista della provincia è il barcellonese Domenico Nania, il sindaco di Messina è il barcellonese Giuseppe Buzzanca. Tutt'e tre sono soci del circolo culturale paramassonico barcellonese Corda Fratres, di cui era riverito socio anche il boss Giuseppe Gullotti.

Nulla sembra, invece, poter fermare le follie del "rito peloritano", della giustizia alla messinese. Nessun segnale, invece, viene di attenzione da parte degli organi dello Stato per la provincia di Messina, per questa Corleone del terzo millennio che è Barcellona Pozzo di Gotto, per i miasmi della giustizia messinese. Rimarranno i soliti sparuti illusi a invocare verità e giustizia, ad indicare al paese le nefandezze degli apparati del potere, le meschinità delle deviazioni istituzionali, gli intrallazzi di manutengoli della politica, dell'economia, della magistratura, dei servizi segreti, dell'informazione. Verranno ulteriormente aggrediti come invasati persecutori di uomini onesti e infangatori di istituzioni specchiate. Fino a che nel resto della nazione non ci si decida ad accendere un riflettore sui misfatti di quella provincia, il buio, materiale e morale, continuerà a sommergerla.

Vi chiedo scusa per aver abusato della vostra attenzione ma mi sarei sentito un disertore a non scrivere queste righe.


Fabio Repici



permalink | inviato da Valeria Bonanno il 7/12/2009 alle 19:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
LA TRATTATIVA (O LA RESA) DELLO STATO CON COSA NOSTRA
post pubblicato in diario, il 23 ottobre 2009
di Sonia Alfano



Ormai è certo che a partire dalla prima metà del 1992 (e sicuramente prima della strage di via D’Amelio) rappresentanti dello Stato trattarono con Cosa Nostra. Per molti anni, però, la trattativa fu seppellita dal silenzio omertoso dei protagonisti, mentre Cosa Nostra spargeva il sangue di vittime innocenti in Sicilia e poi nel resto d’Italia. A rompere il silenzio fu un mafioso, Giovanni Brusca. Solo dopo le sue rivelazioni, Mario Mori e Giuseppe Di Donno, ufficiali del R.o.s., ammisero davanti alla Corte d’assise di Firenze (nel processo per le stragi del 1993) di aver trattato con Vito Ciancimino, emissario di Cosa Nostra. Con la sentenza che inflisse molti ergastoli ai mafiosi responsabili delle stragi di Firenze, Milano e Roma, la Corte d’assise di Firenze spiegò che la trattativa fra il R.o.s. e Cosa Nostra aveva rafforzato la scelta stragista della mafia, come non si stanca di ricordare a tutti Giovanna Maggiani Chelli, presidente del comitato dei familiari delle vittime di via dei Georgofili.
Gli ufficiali del R.o.s., però, furono reticenti sugli obiettivi di quella trattativa e su chi fosse a conoscenza della loro scellerata attività. L’unico nome fatto al riguardo da Mario Mori è quello del generale Antonio Subranni, allora capo del R.o.s.. Si tratta dello stesso alto ufficiale che è ancora indagato per favoreggiamento di Bernardo Provenzano (per la mancata cattura del boss corleonese a Mezzojuso nel 1995) e che, secondo la vedova di Paolo Borsellino, era sospettato di contiguità mafiose dal magistrato ucciso il 19 luglio 1992. Purtroppo è anche il padre della portavoce ufficiale del Ministro della Giustizia Angelino Alfano, il quale ancora si ostina a fingere distrazione, come se sia impossibilitato a farsi rappresentare da persona diversa dalla figlia di un possibile favoreggiatore di Bernardo Provenzano.

continua su... Sonia Alfano.it


SINDACO LEGHISTA TOGLIE DEDICA BIBLIOTECA A IMPASTATO. GLI HO SCRITTO.
post pubblicato in diario, il 11 settembre 2009

(AGI) - Bergamo, 10 set. - Il sindaco leghista toglie dalla biblioteca la targa che la intitolava a Peppino Impastato, e i suoi compagni di Giunta del Pdl si dissociano. Anche gli alleati sono contro la decisione del primo cittadino di Ponteranica di cambiare l'intestazione alla biblioteca, togliendo addirittura la targa sette mesi prima che si possa mettere quella della nuova dedicazione a un sacerdote locale.

  "Il Popolo della Liberta' - ha dichiarato oggi il capogruppo in Consiglio Comunale Luca Oriani, membro della maggioranza che sostiene Aldegani - non condivide la scelta e i metodi usati dall'Amministrazione leghista di Ponteranica nel togliere l'intitolazione della Biblioteca comunale a Peppino Impastato.
  Riteniamo un errore porre in contrapposizione la figura di Impastato a quella di Padre Baggi. La scelta della precedente amministrazione non era stata dettata da ragioni ideologiche e aveva seguito un percorso educativo all'interno delle scuole di Ponteranica, come abbiamo avuto modo di ricordare durante gli ultimi Consigli Comunali. Padre Baggi merita di essere ricordato non in relazione a questa vicenda polemica ma grazie al suo operato nella Comunita' di Ponteranica. Auspichiamo che in futuro la Lega di Ponteranica si dedichi a questioni piu' utili e necessarie."

QUESTO E' CIO' CHE GLI HO SCRITTO:

"Al Sig. Sindaco Cristiano Aldegani e p.c. a tutto il Consiglio Comunale di Ponteranica.

Ill.mo sig. sindaco Aldegani,
sono una ragazza di 26 anni e scrivo dalla provincia di Messina, precisamente da Villafranca T., luogo tristemente noto per l’uccisione mafiosa, nel 1985, di una ragazza di 17 anni.
Io non so cosa La spinga ad essere intollerante nei confronti di un giovane ucciso dalla mafia perché coraggioso, libero e onesto, ma La invito a rivedere le Sue posizioni in quanto la figura che fa fare ai suoi concittadini di fronte all’intero Paese è veramente deprimente… anche se, mi rendo conto che loro stessi, eleggendo un sindaco leghista, non è che si vogliano un gran bene. Il fatto che Lei abbia provato ad utilizzare la procedura d’urgenza per rimuovere una targa dedicata a Peppino Impastato mi fa molto riflettere. O Lei non conosce la storia della sua gloriosa Nazione (che oggi, purtroppo, non è basata sul lavoro bensì sul sangue versato da centinaia di innocenti) o la nega vivendo in chissà quali strambe fantasie.
O forse, semplicemente, non ha alcun rispetto per i NOSTRI morti.
Io, ad ogni modo, ci tengo a sottolineare il mio SDEGNO per un atto razzista e privo di logica.
Lo so, la mia parola di povera siciliana stupida, bigotta e analfabeta non vale nulla per Lei… immagino che anzi dopo aver letto questo messaggio si andrà a far disinfettare.
Mi creda, non vorrei essere costretta a dirlo, ma io La compatisco.
Peppino Impastato, come tutte le altre vittime innocenti morte per mano mafiosa, merita ben altri “palcoscenici” che non un luogo dove le targhe commemorative vengono affisse e rimosse con cotanta tracotanza. Per questo motivo La ringrazio di aver risparmiato a Peppino ulteriori sofferenze.

Distinti saluti o, per meglio dire, d’istinti saluti.

--
Valeria Bonanno"

A-a-bb(ronda)tissimi!
post pubblicato in diario, il 7 agosto 2009


Da domani i sindaci di tutta Italia portanno "avvalersi" del prezioso aiuto di volontari che gireranno per le nostre strade. Partono le ronde.
Le prime reazioni sono quelle delle donne << Sto meglio, non ho più paura da quando mio marito ha deciso di andare a fare le ronde, avrà infatti meno tempo per picchiarmi! >>. Soddisfatti anche molti appartenenti alle forze dell'ordine: << Finalmente qualcuno che può intervenire al posto nostro, dato che il governo non ci fornisce la benzina necessaria per svolgere il nostro compito! >>.
Che dire poi dei lefevbriani? Ce li vedo a collaborare per la pace dei popoli.
L'avvio delle ronde, poi, influenza pure il mercato.
Da ieri, infatti, si è registrato un drastico calo di acquisti di abbronzante e latte solare.
Aumenta invece, insieme al prezzo, anche l'acquisto della benzina.
Gli economisti stanno studiando il fenomeno....


P.s.: Pare che Obama abbia dichiarato di non voler venire in Italia per un po'. Non se ne capisce il motivo.

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permalink | inviato da Valeria Bonanno il 7/8/2009 alle 16:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Adesso ci state rompendo i.... polmoni!
post pubblicato in diario, il 7 agosto 2009

I provvedimenti scattati questa mattina a seguito delle indagini condotte dal Nucleo operativo ecologioco di Roma. Il materiale proveniente dal centro tirrenico e da altre parti d'Italia veniva inviato nella discarica di Pomezia in forma friabile altamente cancerogena

I carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Roma, nelle prime ore della mattina, hanno eseguito nove misure cautelari personali (un'ordinanza in carcere, cinque ai domiciliari e tre agli obblighi di dimora nel comune di residenza), per traffico illecito di rifiuti speciali pericolosi. In particolare si tratta di rifiuti contenenti amianto in forma friabile, altamente cancerogeno, provenienti principalmente dal sito di bonifica di interesse nazionale di Milazzo e da altre parti d'Italia e inviati presso la discarica di Pomezia, idonea a ricevere esclusivamente amianto compatto. La condotta illecita di produttori, intermediari e smaltitori di tali rifiuti, secondo i militari dell'Arma, è stata agevolata attraverso azioni di corruzione e di concussione da parte dei titolari della discarica e di funzionari pubblici.

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Mazzarà Sant’Andrea: ieri mattina stop allo scarico dei rifiuti, sito riaperto alle 17

La notizia è stata diffusa dal sindaco di Sant’Angelo di Brolo, che ha scritto al Prefetto Alecci per la convocazione di un tavolo urgente

Ha riaperto alle 17 di ieri pomeriggio la discarica di Mazzarrà Sant’Andrea, che era stata chiusa, non consentendo che i mezzi carichi di rifiuti scaricassero nella stessa. La notizia è stata resa nota dal sindaco di Sant’Angelo di Brolo, Basilio Caruso, che ha scritto urgentemente al Prefetto di Messina, all’Arra di Palermo e all’Ato 2 di Barcellona Pozzo di Gotto. “Pur non essendo note le ragioni di tale diniego - ha scritto il primo cittadino del centro tirrenico -, appare particolarmente pericoloso ed assolutamente inopportuno che, nel pieno della stagione estiva, si possa addivenire ad una tale decisione. Non sfuggiranno gli effetti che la chiusura del sito deputato a ricevere i rifiuti potrà procurare, sia sotto il profilo igienico sanitario, che per quanto riguarda l’aspetto economico”.

Al fine di scongiurare che possano verificarsi situazioni di disagio e pericoli per la salute pubblica, lo stesso Basilio Caruso, ha chiesto al Prefetto Fratesco Alecci di convocare, con estrema urgenza, un tavolo che veda la partecipazione degli attori interessati, primi tra tutti la Provincia regionale, i comuni, l’Arra e l’Ato Me2.

La situazione per il momento è tornata alla normalità, ma domani il problema potrebbe riproporsi. Il caso potrebbe anticipare l'emergenza prevista dal sindaco Giuseppe Buzzanca, all'interno della lettera inviata al Presidente del Consiglio.


tratti da: tempostretto.it
Respira a pieni pol..... Tumori!
post pubblicato in diario, il 6 agosto 2009
PACE DEL MELA (Messina) - La gente impietosa lo chiama «il quartiere delle signore con la parrucca». Ovvero le donne che stanno curando i loro tumori con la chemioterapia. Il vero nome è «rione Passo Vela» a Pace del Mela, poco più di seimila anime in provincia di Messina. Situato in un'area inserita tra quelle ad alto rischio ambientale, Pace del Mela è sfiorata dai cavi dell'alta tensione di Terna. Quell'azienda che qua tutti si ostinano ancora a chiamare «l'Enel».
Pietro Petrella, assessore all'Ambiente della provincia di Messina casca dalle nuvole: «Non so, non credo che i fili passino sopra le case. E comunque ci sono i controlli degli enti preposti». «Ma dall'Arpa non ci è giunta nessuna segnalazione», rispondono da Terna. Ma «il palo», come lo chiama la signora Maria Conti, è vicino, troppo vicino.

Dunque, «attaccato» alle abitazioni, si erge per 60 metri un elettrodotto da 380 kW. Mal di testa, leucemie, tumori e un inspiegabile aumento della natalità: questi sono i sintomi che si registrano in queste vie. Cosa li provoca? Il «palo». Mistero. L'Associazione Tat (Associazione Tutela e Ambiente) raccoglie le proteste degli abitanti e censisce i malati: «Finora - afferma Guido Cavallaro, responsabile della Tat di Pace del Mela - abbiamo contato 15 casi di tumore negli ultimi 5 anni su circa 300 abitanti del quartiere». E lo dice uno che è stato sindaco del paese, uno che conosce di ciascun paesano vita e miracoli. E purtroppo anche il tipo di morte.

Secondo Terna l'elettrodotto è stato realizzato nel 1989 ed è stato autorizzato dal ministero dei Lavori Pubblici quindi rispetta a pieno la legge. Inoltre, per Terna, il cavo del conduttore dista 50 metri dalle case e il traliccio è situato a 200 metri dalle abitazioni. L'unico intervento che si è reso necessario - dicono da Terna - nel novembre del 2007 per attutire il forte rumore, dopo richiesta di un isolato cittadino. La relativa sostituzione degli isolatori ha messo tutto a posto. «Ma quannu mai», ci dice il signor Federico: «Non si rinesci a vidiru mancu a televisioni. C'è frusciu».
La rassicurazioni di Terna non bastano. Anzi sono in preallarme anche i cittadini di altri 15 comuni della provincia di Messina interessati dal progetto di raddoppio della linea elettrica Sorgenti-Rizziconi (dal nome delle due stazioni poste rispettivamente in Sicilia e in Calabria). C'è infatti, secondo i sindaci dell'area, il rischio di un grave danno ambientale e sociale. Rischio vissuto da una regione, la Sicilia, che da sola rappresenta un enorme pannello solare non sfruttato per produrre energie rinnovabili. Comunque, in progetto c'è l'installazione di un cavo lungo 105 km, sia terrestre che marino, che aumenterà l'efficienza ed eviterà l'attuale congestione della rete elettrica. Dopo la realizzazione di quest'opera, in accordo con la provincia di Messina, Terna prevede opere di compensazione. «Ma compensazione di che?», si domanda un cittadino del rione Passo Vela. Nel progetto di raddoppio della linea, Terna prevede che saranno eliminati 170 km di cavi di cui ben 12 a Pace del Mela. «Ottima notizia - risponde Guido Cavallaro -. A questo punto sarà uno scherzo per Terna spostare più in là l'elettrodotto. Lo chiediamo per favore, con educazione ma con forza».

Ma esiste davvero un nesso tra la presenza della campata e le malattie che si sono sviluppate? In realtà, il paese sorge nella «disgraziata» Valle del Mela. Una volta profumava di fiori d'arancio, di gelsomino e ginestre che garantivano una cospicua produzione di miele di alta qualità. I numerosi alveari spontanei oggi sono scomparsi a causa del danno chimico nell'aria. Infatti, dicono gli abitanti «ora c'è puzza e malattie».
La valle del Mela è un'area composta da 7 comuni messinesi, inserita tra quelle ad «alto rischio ambientale». In totale 56.000 abitanti che devono già fare i conti con: 1) i fumi della raffineria petrolchimica di Milazzo; 2) con la centrale di cogenerazione della Raffineria; 3) con la centrale elettrica alimentata ad olio combustibile a San Filippo del Mela; 4) con l'Esi di Giammoro che si occupa di trattamento e recupero di batterie fuori uso e rottami di piombo; 5) con le innumerevoli aziende dell'area di sviluppo industriale. L'ultima novità è il progetto di costruzione di una centrale di pompaggio di metano della Snam a Monforte San Giorgio. Risultato? I morti a causa di tumori, secondo la Tat, sul totale dei decessi, in quel di Pace del Mela raggiunge la sbalorditiva cifra dell'80%. Secondo le ultime statistiche, in tutta la valle del Mela, l'inquinamento atmosferico fa due morti al giorno. Numeri da brividi. Le cause? Tumori al colon, al polmone, al seno, al cervello. A Milazzo quasi il 40% dei deceduti ha un'età media inferiore alla media dell'aspettativa di vita nazionale. Secondo L'Inail e per l'Associazione Internazionale Ricerca Cancro, le industrie della zona produrrebbero più di 150 inquinanti: 14 sicuramente cancerogeni, 44 probabilmente cancerogeni e 32 possibili cancerogeni. E chi respira quest'aria si chiede: «Ma come si può continuare a vivere in un posto così?»

tratto da: Fonte Articolo

Qualche video che faccia capire qual'è la situazione nella Valle del Mela:

Milazzo muore
Un palazzo di ammalati di tumore. 10 famiglie, 6 tumori.
Un po' di spazzatura...


STANNO DISTRUGGENDO UNO DEI POSTI PIU' BELLI DEL MONDO!!!
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